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La filosofia, il mondo e un liceale

Foto di gruppo

Annalisa Ambrosio, autrice del libro Platone. Storia di un dolore che cambia il mondo, è stata ospite del Liceo Rosetti nell’ambito del Progetto Bompiani e Scuola Holden, che coinvolge tra gennaio ed aprile varie scuole del territorio in una decina di incontri con autori di prestigio. Ad avere l’opportunità di un dialogo con la giovane studiosa sono state, lo scorso 15 gennaio, le classi 1^E, 2^M e 3^A, accompagnate dalla docente Anna Amelia Breccia. Una sintesi dell’incontro è offerta da Matteo Olivieri (2^ M).

Il testo della Ambrosio presenta la vita e l’opera del celebre filosofo sotto una luce nuova e mira ad attualizzarne il pensiero, nonché a far riflettere sul senso della filosofia nel mondo contemporaneo. Infatti, alla domanda se il suo libro sia un romanzo o un saggio, l’autrice ha risposto che non è né l’uno né l’altro. All’inizio dell’incontro la scrittrice ci ha chiesto di immergerci nel mondo della Grecia antica, in un mondo “più vuoto del nostro”, in cui “se un uomo è solo, lo è veramente, a causa della scarsa tecnologia delle comunicazioni” e ci ha dimostrato come gli uomini siano ricorsi ai miti perché, non avendo l’ausilio della scienza, avevano bisogno di storie rassicuranti e con personaggi dai caratteri antropomorfi per spiegare ciò che li circondava. Di fronte al fragore di un temporale, ai tuoni e ai lampi che scuotevano le tenebre era più semplice pensare ad una lite tra Era e Zeus che ad un fenomeno di cui non conoscevano cause e dinamiche, e poi i miti davano anche informazioni pratiche. Ad un certo punto, però, il mito non è bastato più agli uomini antichi.  Con Talete (VII sec.) si è cominciato a guardare alla natura in modo diverso e la dimensione fantastica ha lasciato gradualmente spazio a quella razionale. Il passaggio dal mito alla filosofia è stato contrassegnato dal passaggio dalla oralità alla scrittura. I filosofi scrivono e il loro pensiero può essere discusso. E così si arriva a Socrate, che non scrive ma parla, chiede, interroga gli Ateniesi ed è preoccupato perché si accorge che essi non riflettono sul senso delle cose e non hanno la minima idea sulla direzione verso la quale la propria vita sta procedendo. Comincia così a fare le domande “di senso” e diventa un personaggio “scomodo”. Platone è un suo allievo, il suo maestro lo entusiasma e quando Socrate viene costretto a bere la cicuta a causa della sua presunta empietà e corruzione dei giovani, soffre molto. Dal dolore acuto e profondo nasce in lui l’esigenza di “sbobinare” i discorsi che ha sentito per anni e così, “per curarsi dal dolore, per tenere Socrate in vita”, comincia a scrivere.  Dapprima i pensieri del suo maestro, poi il suo pensiero, ovvero “Repubblica”.  In quest’opera Platone si serve anche di storie ma in maniera diversa da quanto accadeva alcuni secoli prima, perché con il “mito della caverna” o con quello della “nobile menzogna” vuole spiegare all’uomo come prendere le decisioni giuste per spingere l’umanità in avanti. Platone è convinto che una società sarà giusta quando essa non punirà i cittadini buoni, come è successo al suo maestro. È un ragionamento che può apparire scontato, ma che porta con sé una ventata di ottimismo travolgente. C’è la concezione di un mondo migliore non più collocato nel passato, ma nel futuro, raggiungibile se tutti fanno del proprio meglio e spargono la voce di una “buona novella”.

Per questo l’incontro è stato molto formativo e interessante, perché ci ha fatto ricordare l’importanza dell’essere messaggeri e allo stesso tempo artefici del nostro benessere; e ciò per creare un mondo nel quale si possa stare da soli e avere il tempo di fare filosofia, l’antidoto migliore ai miti della paura e dell’odio che pervadono le nostre vite.

GALLERIA FOTOGRAFICA

 

 

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