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Un mese nel Regno Unito: grazie Erasmus!

Stonehenge, Wiltshire, UK

Nell’ambito del programma Erasmus, due studentesse del nostro Liceo hanno vissuto un mese di stage nel Regno Unito. Un periodo lungo, considerato che si è trattato anche di un’esperienza di approccio al mondo del lavoro, condivisa con altri studenti della Provincia, ente che ha promosso e gestito il progetto finanziato dalla UE. Ecco il loro racconto.

Il miglior ricordo dell'Erasmus? Domanda frequente, risposta sempre diversa.

Perché vivere 32 giorni da sole, lontane da casa, in un paese europeo con altri usi, abitudini e, problema non irrilevante, un'altra lingua, è stata un'esperienza che rimarrà impressa nella nostra mente e soprattutto nel nostro cuore. La prima settimana non passa, le restanti volano e Bournemouth ti conquista.
Si dice che le città di mare siano le più ospitali, per fattori geografici che le costringono a relazionarsi con chi viene “dall'altra parte”. Ed è proprio ciò che avviene in questa cittadina sulla Manica: una miscela di etnie e culture che non rendono possibile immaginare l'uscita del Regno Unito dall' Europa. E ci lasci un pezzo di cuore, quando è il momento di ripartire.

Siamo state ospitate da una famiglia turca con due bambini, che è riuscita in poco tempo a farci sentire quasi a casa, tra zucche di Halloween e gare di moltiplicazioni, piatti tipici turchi e vani tentativi di insegnarci la pronuncia corretta di “Dolcetto o scherzetto?”.

Lo stage ci ha dato modo di affacciarci veramente sul mondo del lavoro, sviluppando pragmaticità e senso di responsabilità, nella vera concezione etimologica di saper rispondere delle proprie azioni.

Un viaggio emozionante, durante il quale non sono certo mancate difficoltà, superate grazie alla splendida compagnia degli altri ragazzi della Provincia partiti con noi, con cui in breve tempo, condividendo difficoltà e successi, ma anche falò sulla spiaggia e fish and chips, abbiamo stretto una profonda amicizia.

Esperienze come questa migliorano la persona. Ci sentiamo più sicure di noi, più autosufficienti e insieme consapevoli dei nostri limiti.

Non ci resta che ringraziare la scuola, la Provincia e l'Europa, che hanno permesso tutto questo.

Nel frattempo, continuiamo a sognare Bournemouth.

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