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Il Grand Tour delle classi 4C e 4F

La bellezza di Napoli e Caserta

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Davvero una bella esperienza il viaggio di istruzione che gli studenti delle classi 4C e 4F hanno effettuato dal 24 al 25 marzo scorsi con meta Napoli, Caserta, San Leucio. Un tuffo nella storia, nell’arte, nella cultura, nei colori, nei suoni e nei sapori di uno dei territori più amati di sempre, dall’epoca romana, a quella tra 1700 e 1800 caratterizzata dal Grand Tour, ad oggi. Una ricchezza che non è sfuggita ai ragazzi, cui abbiamo lascito la parola per riferire di un atteso momento che, dopo anni di limitazioni dovute alla pandemia, ha permesso al gruppo, accompagnato dalla Dirigente Scolastica, Stefania Marini e dalle professoresse Adelia Micozzi e Paola Baldini, di vivere relazioni più dirette e profonde.

Il giorno in cui ci è stato detto che avremmo trascorso i due giorni per la gita a Napoli, in classe si è alzato un coro di opinioni contrastanti: alcuni di noi erano emozionati, altri non erano del tutto convinti, ed esprimevano la loro titubanza con le braccia incrociate e il sopracciglio alzato. Eppure alla fine, siamo partiti quasi tutti. Eravamo circa quaranta studenti in totale tra noi della classe IV C e i compagni della classe IVF, ottimamente accompagnati dalla Dirigente e da due docenti. Ciascuno di noi aveva il proprio zaino in spalla e la propria valigia ma, in realtà, non tutti avevamo lo zaino, per una ragione forse più che ovvia, ma che si è dimostrata essere in gran parte il risultato del nostro pregiudizio: “Attenzione a non farvi rubare nulla! Si sa come funziona a Napoli, tenete sempre la borsa davanti.” Una volta arrivati a Napoli, nonostante la sveglia notturna e le cinque ore di viaggio, eravamo tutti piuttosto arzilli. Il nostro itinerario partiva dalla visita alle catacombe di San Gennaro per percorrere poi tutto il “Miglio Sacro”, con basiliche, cripte, cappelle e palazzi caratteristici, contraddistinti dal puro spirito napoletano. Così abbiamo avuto modo di scoprire la storia di Napoli, città unica, risultato del connubio di tante culture diverse: Greci, Romani, Arabi, Bizantini, Francesi, Spagnoli… Il dialetto napoletano che sentivamo parlare ovunque è stato influenzato dai vari popoli e ci ha catapultato in una dimensione del tutto nuova che le nostre guide hanno ben illustrato: gli abitanti di Napoli hanno da sempre conservato la loro individualità, quasi riferendosi al resto d’Italia come ad un paese straniero, le cui abitudini non avrebbero scalfito la loro tradizione millenaria, tuttora motivo d’orgoglio.

Terminate le visite, abbiamo avuto l’opportunità di farci strada tra i marciapiedi cittadini, anzi, per utilizzare un linguaggio più concreto, tra il caos più totale. Ricordo che, imboccata una delle vie più affollate, è stato difficile capire dove guardare: sopra di noi, il vento animava le bandiere azzurre pendenti dai balconi, e sotto di noi, sfortunatamente per i nostri piedi, i sanpietrini si alternavano scoscesi e disomogenei. Il clacson delle auto è divenuto ben presto la colonna sonora della nostra passeggiata e l’odore di pesce fresco, esposto fuori dalle saracinesche colorate, ci faceva immaginare il meraviglioso mare blu che speravamo di vedere. Purtroppo non è stato possibile, ma non ce ne siamo rammaricati perché abbiamo attraversato quartieri assai interessanti: abbiamo percorso Spaccanapoli, la strada che congiunge i quartieri spagnoli al quartiere Forcella e alla famosa Via San Gregorio Armeno, lungo la quale abbiamo avuto l’occasione di capire la vera essenza della città di Napoli e conoscere l’arte della produzione dei famosissimi presepi. L’atmosfera suggestiva di questo luogo iconico, per non parlare della pizza dal bordo spesso e morbido e delle sfogliatelle ricce, sono state in grado di farci sentire accolti calorosamente. La maggior parte di noi non ha rinunciato ad un cornetto rosso, amuleto che ci ha accompagnato per una giornata altrettanto intensa.

Che altro dire? Unici i monumenti che abbiamo visitato, suggestivi gli scorci paesaggistici, ottimi i sapori che abbiamo gustato, e tutto ciò all’insegna della simpatia e di un clima sereno e disteso che ci ha corroborato in vista degli impegni scolastici che avremmo dovuto affrontare prima delle vacanze di Pasqua.

Margherita Ciabattoni 4 C

 

Sulla via del ritorno, dopo il soggiorno a Napoli, abbiamo proseguito il viaggio di istruzione verso la città di Caserta: la mattina abbiamo visitato il Belvedere di San Leucio per poi proseguire con la famosa reggia.

Arrivati alla prima meta dell’itinerario siamo rimasti stupiti dalla straordinarietà dell’edificio: il Complesso Monumentale del Belvedere di San Leucio. Il re Ferdinando aveva un sogno: dar vita ad una comunità autonoma, Ferdinandopoli, una vera e propria città, ampliamento della Colonia Reale di San Leucio, un polo manifatturiero dotato di abitazioni e scuole per i lavoratori, posto alle spalle della Reggia. Impossibile da non notare il contrasto fra l’imponente struttura e il verde dei colli soprastanti. Sotto i raggi del sole campano guardarsi intorno e attraversare il cortile è stata un'esperienza unica, quasi come se accanto a noi stessero camminando gli operai e le operaie del tempo. Gran parte dell’edificio era dedicato alla produzione di seta; per questo il re Ferdinando era stato in grado di creare un prototipo di produzione di tessuti in seta che sarebbero poi serviti all’allestimento della sua dimora, alla creazione di capi e destinati in parte alla vendita.

Oltrepassati i grandi telai della corona, unici nel loro genere, abbiamo continuato la visita verso gli interni dedicati alla famiglia reale. Sulla falsa riga della Reggia di Caserta, si ripropone uno stile barocco, con colori variegati ed inoltre vengono ripresi nelle decorazioni riferimenti ai temi classici.  

Terminata la visita all'opificio abbiamo avuto l'occasione di immergerci nella tradizione locale, tra i gusti e i profumi della pasticceria casertana.

Nella seconda parte della giornata ci siamo recati alla suntuosa Reggia. Accolti dai grandissimi giardini che precedono l’edificio, abbiamo colto l’occasione per riposarci ed ammirare gli esterni. Sono un eccellente esempio di pianificazione urbana e di integrazione dell’architettura con il paesaggio circostante. Una volta entrati all’interno siamo stati accolti dall’eleganza degli arredi tardo barocchi, una maestosa scalinata in marmi policromi e la lussuosissima cappella reale palatina. Alla vista di tutto ciò siamo rimasti estasiati e soprattutto sorpresi dalla particolarità della dimora reale. La Reggia comprende 1200 stanze. Abbiamo visitato molte di queste sale con il naso all’insù per ammirare i meravigliosi soffitti affrescati, tra cui la Sala di Alessandro, dedicata alla figura di Alessandro Magno, a cui Carlo di Borbone intendeva ispirarsi. La stanza che ci ha colpito maggiormente è la Sala del Trono, per la realizzazione della quale lavorarono quasi tutti i migliori artisti napoletani di metà Ottocento. Allegorie classiche e simboli borbonici affollano le pareti insieme ai medaglioni con i ritratti dei re di Napoli e all’uso diffuso dell’oro che esprimevano il fasto della corte. Con la visita alla Reggia è terminato il nostro viaggio di istruzione.

 

Gli anni che abbiamo trascorso qui al liceo sono stati gli anni della pandemia. Avere la possibilità di tornare nuovamente a visitare le magnifiche città che studiamo sui libri è fondamentale per il nostro percorso di crescita e per la nostra formazione culturale, affinché noi giovani possiamo sentirci cittadini del mondo.

Per questo motivo siamo grati per l’opportunità fornitaci dalla nostra scuola.

 Galleria Fotografica

Elisabetta Celidonio

Mariagiovanna Duranti

Matteo Governatori

Nicole della Malva

Sophie Rubicini

4 F